Ragazze nella felicità coniugale di Edna O’Brien

ragazze felicità con. BIG Titolo: Ragazze nella felicità coniugale
Autore: Edna O’Brien
Traduttore: C. Cavallante
Editore: Elliot
Prezzo: 17,50 €
Data di uscita: 26 Marzo 2014
Genere: Romanzo
Pagine: 244 p

Edna O’Brien è una scrittrice che provoca assuefazione: non appena ho visto Ragazze nella felicità coniugale sugli scaffali di una libreria romana, l’ho afferrato scegliendo una copia in fondo alla pila, da vera feticista dei libri. Ok… Mi ero ripromessa di uscire, senza spendere un euro, solo per una passeggiata. Ma che gusto c’è a farsi una promessa, se poi non la si infrange?

Tornata a casa, l’ho divorato in poche sere perché questo è uno di quei libri che si amano profondamente. Questo ultimo capitolo della trilogia iniziata con Ragazze di campagna e La ragazza dagli occhi verdi, racconta le vicende di Kate e Baba ormai adulte, ormai cittadine londinesi, ormai sposate.

A differenza degli altri due romanzi, la narrazione è condotta in alcuni capitoli in terza persona e in altri con la voce di Baba, che ci racconta in modo schietto i dolori, le speranze, le delusioni di entrambe.

Dopo aver vissuto in una «topaia londinese», bevuto gin fizz e frequentato la vita notturna della città, Kate si sposa con un uomo arido e insensibile e si trasferisce in provincia. Ma, stanca di una relazione senza stimoli, un po’ come Madame Bovary, sentirà che quella vita le va stretta e cercherà la felicità in un’altra relazione.

Anche Baba, come la sua amica del cuore, sogna una vita avventurosa e felice: «Mi sedetti a pensare a quei diciotto mesi a Londra, a tutti gli uomini che avevo conosciuto e alla faticaccia di rammendarsi i collant sul tallone e di mantenere la pelle del viso ben idratata per quell’Uomo Giusto che doveva arrivare, prima o poi». Invece finisce in un matrimonio di facciata con un uomo pieno di soldi ma volgare, che non perde occasione di ostentare la propria ricchezza.

Non c’è più traccia di ingenuità, le nostre due ragazze sono parte di un mondo dove tutto si paga: tradimenti, sbagli, illusioni. E dove «La travolgente Storia d’Amore» tanto desiderata viene spesso rimpiazzata da una relazione deludente.

In questo terzo romanzo, ho voluto ancora più bene alle due ribelli ragazzine che,  sin dalla loro «infanzia, quando si è in balia di ogni cosa senza nemmeno saperlo», hanno sfidato le convenzioni. Hanno combattuto e continuano a lottare contro un destino che le voleva costrette nella bigotta campagna irlandese, in cui, come ha spiegato Edna O’Brien non si parlava di sesso neanche tra marito e moglie.

Qui, invece, se ne discute apertamente e dal punto di vista esclusivamente femminile. Senza paura di attaccare un certo tipo di uomo – insensibile, crudele psicologicamente o fisicamente – senza neanche aver paura che le due protagoniste risultino antipatiche per quanto ce l’hanno con il genere maschile.

Gli sbagli, la sofferenza, il fatto di sentire troppo con il cuore – come nel caso di Kate – e la loro forza – quella di Baba che riesce a sopportare coraggiosamente il mondo e gli uomini di cui lei dice che non ci si dovrebbe mai fidare – le rendono persone reali e non personaggi. Baba e Kate non sono due vincenti, sono sempre due outsider dalla provincia, due che non si sentono mai adatte, e che sono sempre un po’ imperfette. Ma tentano di inseguire le proprie speranze, i sogni d’amore con fatica. Cadono, si fanno male, in rare occasioni riescono, la maggior parte delle volte falliscono.

Ed è per questo che a me sono entrate nell’anima: danno voce al senso di inadeguatezza di chi sente sempre un po’ fuori luogo.  Vorrei invitarle a cena Kate e Baba, passare una serata con loro a parlare di cipria e di uomini e di desideri mentre sorseggiamo uno champagne (ma sì, ce lo meritiamo… altro che gin fizz!).

Un libro commovente, arrabbiato e potente. A mio avviso il più intenso, dolorante e toccante  dei tre anche grazie alla bellissima traduzione di Cosetta Cavallante. La scrittura deriva dal “conflitto, dalla perdita e da un innato senso della tragedia”, ha dichiarato la O’Brien in un’intervista alla Paris Review molto tempo fa. E una grandissima scrittrice come lei ha saputo utilizzare questi sentimenti per creare un romanzo meraviglioso.

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