Uomini da cocktail di Anthony Powell

powell

Titolo: Uomini da cocktail
Autore:  Anthony Powell
Traduttore: F. Pece
Editore: Elliot
Prezzo: 18,00 €
Data di uscita: 19 marzo 2014
Genere: romanzo
Pagine: 237

Primo romanzo di Anthony Powell, Afternoon men -questo il titolo originale –  fu pubblicato nel 1931. La storia è ambientata nella Londra degli anni Venti: il protagonista, William Atwater, è un giovane inglese  impiegato in un museo, frustrato dalla quotidiana routine lavorativa, ma dedito ad un’intensa vita sociale in cui scorrono fiumi di alcol. Assieme al suo amico Pringle, pittore, passa le ore tra feste in esclusivi club londinesi, mostre d’arte, molti cocktail e mondanità annoiata che trascina la propria esistenza da un evento all’altro. E la storia si svolgerà proprio in questi ambienti, tra persone che evitano come la peste qualsiasi rapporto profondo, qualsiasi turbamento ineriore. Non si lasceranno mai contagiare dai sentimenti, mantenendo un atteggiamento distaccato da ogni emozione.  William rincorre inutilmente la bella Susan, che però sembra interessata ad altri. Pringle tenta di compiere un atto estremo; tuttavia nulla sembra turbare la cerchia di giovani smarriti  a cui appartengono i due amici.

Ma cos’è un afternoon man, esattamente? In esergo, troviamo una frase di Robert Burton, tratta da L’ anatomia della malinconia, che ci spiega subito di che materia sono fatti gli uomini da cocktail: «…quasi che avessero tutti udito il corno fatato di Astolfo, il duca inglese cantato dall’Ariosto, il cui suono rendeva pazzi di terrore fino a spingere al suicidio… sono tutti scervellati e matti, come ubriachi». 

I due protagonisti sono indolenti, narcisi; apparentemente non sembrano perseguire nessun fine nella loro esistenza. Powell ci mostra, senza mai giudicare, una generazione  – quella tra le due guerre che Gertrude Stein definì lost generation –, senza aspirazioni. Da grande osservatore, attraverso dialoghi serrati e volutamente vacui, Powell ci fa entrare in una società dedita alle cose futili e intrisa di una misteriosa malinconia.

Sappiamo poco di questi due giovani edonisti, ma di certo sono molto diversi da Jake Barnes il protagonista di Fiesta di Hemingway, che ha vissuto l’orrore della guerra e ne è rimasto terribilmente segnato.  Gli afternoon men conducono una vita superficiale, in cui non c’è spazio per il dolore. Un’esistenza asettica che segue i ritmi dettati dagli impegni mondani. Forse gli afternoon men non intendono tediare il mondo con le loro lamentele, probabilmente soffrono nel loro intimo e forse sono stati educati a nascondere le proprie debolezze. Sappiamo solo che non ce le mostrano mai. Niente sembra scuoterli, nulla li emoziona.

Anthony Powell nacque a Londra nel 1905, in una famiglia di militari illustri. Cresciuto in ambienti raffinati, frequentò prima Eton – dove strinse amicizia con Evelyn Waugh e Graham Greene – e più tardi Oxford. È stato un soldato nel reggimento di suo padre prima di passare tra le fila dell’intelligence, ha lavorato nell’editoria, è stato uno stimato scritico letterario e ha fatto lo sceneggiatore per la Warner Brothers.  Scrittore ironico e brillante, considerato il Proust inglese, la sua opera più conosciuta è Una danza alla musica del tempo: dodici romanzi che analizzano in modo sarcastico i costumi dell’Inghilterra del Novecento. Il Times lo ha inserito nella lista dei cinquanta autori più influenti dal secondo dopoguerra. È morto nel 2000 nella sua casa di campagna nel Somerset.

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