Un pillola di felicità: L’egoismo è inutile di George Saunders

saunders

Titolo: L’egoismo è inutile
Titolo originale: Congratulations, by the way. Some thoughts on Kindness
Autore:  George Saunders
Traduttore: Cristiana Mennella. Martina Testa. Christian Raimo. Curatore: Christian Raimo
Editore: Minimum Fax
Prezzo: 5 €
Data di uscita:  maggio 2014
Genere: saggio
Pagine: 73

All’inzio non gli avevo dato la giusta attenzione. Voglio dire, 73 pagine. Vorrei qualcsa di più corposo!, ho pensato. Mea culpa: mi sbagliavo. In un pomeriggio denso di nubi e di paturnie inizio a leggere L’egoismo è inutile e mi accorgo che pian piano il mio umore cambia. Questo piccolo, ma prezioso libro è una vera pillola di felicità.  Si tratta di due saggi – il primo è un discorso tenuto alla Syracuse University – e un’intelligente intervista in cui George Saunders ci accoglie nel suo universo. Non mi trovo d’accordo con tutto quello sostiene, ma in alcuni punti è molto ironico e spiega cosa sia per lui la scrittura svelandoci il suo difficoltoso percorso letterario.

Se uno scrittore è grande, lo è anche la sua visione del mondo e a me il modo in cui Saunders scruta la realtà piace davvero. Invece di deprimermi davanti alle bollette o al pensiero dell’imminente riunione di condominio -preferirei due ore di traffico, immobile sul  raccordo all’uscita Saxa Rubra – rifletto sulle bellissime parole di Saunders: «A proposito, congratulazioni. Da giovani, c’è da capirlo, siamo ansiosi di scoprire se abbiamo i  numeri per riuscire. Riusciremo a farcela?… Il successo è inaffidabile. “Riuscire a cavarcela”, qualunque cosa significhi per voi, è difficile, ed è un bisogno che si rinnova costantemente (è come una montagna che continua a crescere mentre la scaliamo), e c’è il pericolo assai concreto che ci vorrà tutta la vita per “riuscire a farcela”, mentre i grandi interrogativi rimangono disattesi». Questo è solo un assaggio di tante riflessioni interessanti contenute nel libro.  Forse 70 pagine sono poche, ma regalano di sicuro un po’ di gioia. Prendo in prestito la frase finale delle Notti bianche di Dostoevskij:  «E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?»

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