‘Quello che rimane’ di Paula Fox

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Titolo: Quello che rimane
Titolo originale:
Desperate Characters
Autore: Paula Fox
Traduttore: A. Cagolo
Editore: Fazi
Data di uscita: 11 aprile 2003. Prima edizione americana, 1970.
Prezzo:   € 13, 50 euro
Genere: Romanzo
Pagine: 211 pp.

Otto  e Sophie Bentwood sono un’elegante coppia agiata di Brooklyn. Siamo alla fine degli anni ‘60 e i due quarantenni vivono da soli in un appartamento arredato raffinatamente con pezzi unici e tantissimi libri. Una sorta di torre d’avorio che li protegge da qualcosa di minaccioso e incomprensibile che incombe su di loro, qualcosa che sta per abbattersi con ferocia felina nel perfetto microcosmo dei Bentwood. Otto è un avvocato in procinto di dividersi dal suo socio – rottura che gli provocherà turbamenti e ansie continue – lei una ex traduttrice dal francese. Improvvisamente la vita dei due intellettuali chic viene sconvolta da un gatto – sospettato di avere la rabbia – che morde Sophie sul braccio. L’episodio, vero motore narrativo del romanzo, interrompe l’apparente serenità di superficie che regnava in casa – sotto la quale si nascondevano nevrosi e insoddisfazioni pronte ad emergere – e genera una notevole ansia, creando suspense nel romanzo, come ha notato Jonathan Franzen nella prefazione all’edizione inglese. Sophie diventa preda di una profonda paura che la torturerà fino all’ultima pagina. Bisognerà catturare il gatto? Ha davvero la rabbia? Dovranno ucciderlo? Sophie dovrà fare delle iniezioni? Oppure la coppia si allarma per nulla?cop

In una New York moderna turbata da una società in mutamento, a volte gratuitamente crudele, la coppia in crisi sentimentale si muove tra feste da amici e la loro casa a Long Island scoprendo che il mondo è cambiato e in una direzione imperscrutabilmente folle. Quando si recano per un po’ di pace nella seconda casa, la ritrovano misteriosamente vandalizzata. La violenza di alcuni atti, un sasso tirato alla finestra di casa dei loro amici, i ladri che fanno a pezzi la casa di campagna, il socio di Otto che si presenta ubriaco e tenta di flirtare con Sophie, le confidenze sgradevoli e indesiderate di un’amica, fanno saltare i nervi alla coppia protagonista. Il mondo è strano e indecifrabile, non ci sono spiegazioni per la maggior parte delle cose che accadono, non esistono parole che possano consolarci, ma solo macchie d’inchiostro che colano da una boccetta rotta sul pavimento di un appartamento. Se Sophie ha davvero contratto la rabbia il suo destino sarà così dolorso? In fondo, riflette la donna, da malata non farà che adeguarsi, diventando proprio come il resto del mondo lì fuori: infetto, spietato e senza speranze.

Quello che rimane è un romanzo meravigliosamente triste, claustrofobico ed estremamente moderno nel dipingere le nevrosi della borghesia, le fragilità del matrimonio. La visione paranoica, asfittica e introspettiva dei personaggi  ha spesso ingiustamente allontanato i lettori da questo prezioso libro, scritto magistralmente, tanto da essere stato per molto tempo fuori catalogo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna – l’edizione italiana è tutt’ora introvabile. Fortunatamente intorno al ’99 è stato rivalutato da Jonathan Franzen – che lo scoprì nella biblioteca di una residenza per scrittori in cui soggiornava – e da David Foster Wallace  che lo hanno incluso nei programmi dei loro corsi di scrittura rendendo giustizia allo splendido stile di Paula Fox.

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