Santa Maizie di Jami Attenberg

Maizie

Titolo: Santa Maizie
Titolo originale:
 Saint Maizie
Autore: Jami Attenberg
Traduttore: Paola Buscaglione Candela
Editore: Giuntina
Data di uscita: 26 maggio 2016
Prezzo:  16,50 €
Genere: Romanzo
Pagine: 297 pp

L’ultimo romanzo di Jami Attenberg (ho già parlato del suo precedente,  I Middlestein) ripercorre la vita di Maizie Phillips-Gordon, conosciuta come la regina della Bowery (una nota via del Lower East Side, a Manhattan). Tra gli anni venti e gli anni quaranta Maizie lavorò al botteghino del cinema Venice, di cui era proprietaria, diventando involontariamente un personaggio famoso quando Joseph Mitchell scrisse di lei sul New Yorker. La narrazione si sviluppa attraverso il diario di Maizie, estratti dalla sua autobiografia inedita e le testimonianze di chi l’ha conosciuta (tutto naturalmente è fiction immaginata dalla Attenberg); un espediente letterario molto interessante che ricorda il racconto Dalia Nera e Rosa Bianca di Joyce Carol Oates.

Maizie era una ragazza come tante, forse per i costumi dell’epoca anche peggio di tante: sboccata, volgare, sessualmente libera, niente matrimonio, niente figli, indipendente (che a quel tempo non era un bell’aggettivo per una donna, purtroppo), una relazione con un uomo sposato. Non andava mai in sinagoga, non era particolarmente credente. La sera frequentava locali malfamati in cerca di alcol e compagnia. Però Maizie era anche una donna generosissima, non esitava a donare cospicue somme di denaro a donne bisognose d’aiuto, a soccorrere i senzatetto di New York chiamando l’ambulanza e pagando per le cure e il successivo soggiorno in qualche hotel. Perché i santi sono questo: persone normali, magari con qualche difetto, ma capaci di grandi gesti.

Maizie aiutò anche sua sorella a superare una forte crisi di nervi standole accanto sempre, anche nei momenti più difficili; cambiò casa di continuo per accontentare le sue richieste, averla vicino al lavoro e aiutarla in caso di emergenza. Perché i santi fanno anche questo, si sacrificano. Aiutano gli altri. Questo è lo scopo della loro vita. Questo era quello di Maizie ogni sera, dopo aver lavorato tredici ore di fila nel gabiotto dei biglietti.

Santa Maizie non è la storia di una persona devota e perfetta, ed è proprio per questo che Mazie, Queen of the New York Bowery, 1946.leggendolo ho afferrato il senso profondo dell’essere santo: è l’impulso a diventare una persona migliore. Perché questo sono i santi, persone reali a volte persino sbagliate o crudeli.

“Ho bisogno di santi per ogni cosa. Santo degli spiriti liberi. Santo dei folli danzanti. Santo dell’oceano. Santo del cielo. Santo della luna. Santo degli amanti… Mi piace pensare che tutti i santi veglino su di me… So che non è reale, non sono mica pazza. Solo è piacevole avere qualcosa di cui sognare stando in questa mia gabbia.”

Maizie è una donna che conquista pagina dopo pagina per il suo anticonformismo: “Mi sembra che il corteggiamento richieda un mucchio di tempo. Stai lì ad aspettare che telefoni, poi che venga a casa da te… poi che ti dica quanto sei bella e infine che si innamori di te. Non sono abbastanza paziente per tutto questo. Voglio un amore istantaneo”. Il libro diventerà presto una miniserie con Helena Bonham Carter come protagonista e produttrice. Non stupisce che l’attrice sia rimasta incantata da Maizie. Della regina degli homeless affascinano soprattutto le contraddizioni della sua vita: è selvaggia senza essere libera, fugge da un padre violento e, invece di crearsi una famiglia diversa da quella di provenienza, sceglie di non sposarsi restando accanto alla sorella, è una bionda platino mondana e amante dei piaceri, ma nel poco tempo libero si dedica ai derelitti della città. Preferisce darlo l’amore piuttosto che riceverlo, perché i santi sono così: generosi. Maizie era forte e allegra, ma nascondeva una sofferenza immensa da cui non si faceva soppraffare, anzi, la combatteva migliorando la vita degli altri, portando conforto e speranza ovunque ci fossero sacche di dolore.

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3 risposte a Santa Maizie di Jami Attenberg

  1. Wow non vedo l’ora di leggerlo!

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