Io sono Jonathan Scrivener di Claude Houghton

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Titolo: Io sono Jonathan Scrivener
Titolo originale: I am Jonathan Scrivener
Autore: Claude Houghton
Traduttore: A. Ricci
Editore: Castelvecchi
Data di uscita:  24 settembre 2014
Genere: Romanzo
pagine: 277
prezzo: 18 €

Confesso: come molti di voi ho un debole per i libri dimenticati. Non per atteggiamento snobistico nei confronti dei best seller, ma perché sono quasi sempre ingiustamente dimenticati dal Mercato, e invece riservano grandi sorprese. E poi, quanto è appagante la sensazione di scoprire un vecchio libro. Sembra quasi di averlo tirato fuori dalla soffitta letteraria, soffiando via polvere e ragnatele! In questo caso, il repêchage è merito in primis di Castelvecchi che ha ripubblicato Io sono Jonathan Scrivener di Claude Houghton (traduzione di Allegra Ricci), romanzo accolto subito favorevolemente da Gian Paolo Serino che ne ha scritto qui.
Ma chi è Jonathan Scrivener? Be’, spiegarlo è un problema persino per il trentanovenne inglese protagonista del libro: James Wrexham. E’ un tipo solitario, figuratevi che ha un noiosissimo lavoro e nel tempo libero ha scelto di starsene per i fatti suoi; peraltro non ha praticamente amici ed è anche orfano. Un giorno, leggendo il Times, nota un annuncio di lavoro nel quale si cerca un segretario per il facoltoso signor Jonathan Scrivener. Risponde candidandosi alla posizione ed ecco che accade una cosa incredibile – nel nostro paese oggi & anche nell’Inghilterra degli anni ‘30 in cui è ambientato il romanzo. Durante il colloquio a Londra, presso lo studio legale che rappresenta Scrivener, l’avvocato gli chiede quale stipendio desideri per la sua nuova occupazione, e gli comunca che è assunto senza neanche dover incontrare il suo «eccentrico… brillante, con eccellenti doti intellettuali» datore di lavoro. Jonathan Scrivener, difatti è dovuto partire all’improvviso per Parigi, ma James avrà accesso illimitato alla sua casa in Pall Mall con ottima cuoca, al suo palchetto a teatro, a uno stipendio favoloso; riceverà gli amici di Scrivener, potrà usufruire del sarto, e il suo lavoro consisterà nel curare la corrispondenza e catalogare la biblioteca. Strano, vero? E’ quello che pensa anche Wrexham.
Il romanzo comincia a seguire un sentiero psicologico inquietante, a far sorgere domande metafisiche sull’identità. Jonathan Scrivener è un uomo misterioso e Wrexham capirà pian piano, frequentando i suoi molti e bizzarri amici, che probabilmente ha una personalità ambigua: alcuni lo dipingono come un misogino, altri come un mancato attore, taluni come un uomo con un talento artistico mai sfruttato sino in fondo, qualcuno come un cinico. Insomma, James si incuriosisce e vuole assolutamente sapere quale sia la vera natura di Scrivener. Inizia a indagare trascurando un po’ il suo lavoro e accoglie agli amici del padrone di casa nello studio/biblioteca (pieno di libri di ogni genere, emblema della personalità eclettica di Scrivener), che si trasforma in una sorta di salon in cui si discute solo del Grande Assente, avanzando ipotesi sull’identità di Scrivener. E la cosa intrigante del libro è che sembra quasi che Scrivener osservi in segreto i suoi ospiti, e Wrexham in particolare, come se fossero parte di un suo inspiegabile gioco, di un esperimento psicologico. 

Una figura ambigua quella di Scrivener, di cui tutti parlano ma che è multiforme, inetichettabile, diverso agli occhi di tutti: leggendario e oscuro, sembra ricordare il misterioso Kurtz in Cuore di Tenebra. Qual è la vera natura di Scrivener? E’ la domanda che muove J T 2la vita di Wrexham, spingendolo ad agire, a frequentare la vita. Proprio lui che ha sempre vissuto da spettatore, ora si imbarca in una ricerca in compagnia di un’altra presenza enigmatica: Francesca Bellamy, affascinante vedova miliardaria e molto glam il cui marito è morto suicida in misteriose circostanze.
L’assenza di Scrivener in realtà riempie il romanzo, lo rende continuamente presente nei discorsi di chi lo conosce; pur non comparendo mai Scrivener diventa il deus ex machina della storia, un manipolatore incorporeo che induce il protagonista a cambiare stile di vita, a pensare diversamente. Dove porterà l’indagine di Wrexham, come reagirà la sua mente? Forse lui e i suoi amici hanno esasperato l’immagine di Scrivener?

Claude Houghton ha anticipato il thriller psicologico, scavando nella solitudine e nelle nevrosi dell’uomo moderno in un mistery intricato, metafisico e paranoico che ricorda, come ha scritto il critico americano Michael DirdaCittà di vetro di Paul Auster – in particolare per il rapporto tra realtà/identità e per l’atmosfera sospesa, in cui tutto potrebbe accadere.
Io sono Jonathan Scrivener, quarto libro dello scrittore inglese considerato il suo miglior lavoro, fu un best seller. Ricevette il consenso di autori come Hugh Walpole, P.G. Wodehouse, e più tardi di Graham Green e Henry Miller di cui potete leggere la prefazione in questa edizione. Humour e indagine piscologica, dubbi continui, epifanie del protagonista si intrecciano dando vita ad un romanzo filosofico dall’intrigante côté ombroso.

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